Zaccanesca
Altitudine m. 707 - Abitanti n. 35.
Fino a qualche anno fa il borgo appariva improvviso alla
vista appena sotto la strada comunale, mostrando i tetti
delle case addossate coperti di lastre di arenaria annerite
dagli anni. Vista
irripetibile: ora i tetti sono rossi di tegole
nuove, ma s'entra ancora nel borgo e nella sua piazzetta chiusa a
cortile attraverso un antico androne in cui s'aprono feritoie e finestre rotonde
scavate in un unico blocco di arenaria. 1688 si legge a stento sull'architrave
della vecchia canonica, ma la chiesa è stata
ricostruita, e molto bene, nel 1922. Tutta di sasso in faccia vista,
scalpellinato e stuccato, un piccolo gioiello nascosto che merita d'essere
ammirato — come la croce in ferro battuto sul timpano,
modernissima — con accanto il campanile
romanico (1826), massiccio, ma di robusta bellezza.
Percorrendo la strada comunale verso Monzuno, sulla destra, quasi al termine della discesa, il bivio per la strada del Savena. Lo si prenda: in fondo il ponte ad arco sul torrente e, accanto, gli edifici in sasso del Mulino della Valle. Famoso un tempo perché dai borghi attorno convenivano — col biroccio, a soma, a spalla — i contadini a macinarvi grano, granaglie, castagne, noci. Luogo affollato, di traffico e commercio di rilievo per l'alta valle del Savena, oggi fuori del tempo, placido, nel verde che lo circonda, come i suoi anziani abitatori, di cui uno noto in tutta Italia per essere l'ultimo suonatore di violino degli antichi balli montanari. Una medicinale sorgente di acqua solforosa sulla sponda destra del Savena corrobora chi ne beve.
Ma ancora sulla strada per Monzuno, quasi balcone che s'apre alla magnifica vista della vallata del Savena, il borgo della Villa, silenzioso e quasi schivo nelle sue rustiche case circondate da orti e giardini di campagna.