Sant’Andrea

Per poter comprendere appieno le vicende storiche più remote che hanno visto protagonista il nucleo abitato di Sant'Andrea in Valle di Sambro dobbiamo necessariamente ricollegarci all’esistenza di un potente eremo monastico della zona, ovvero il monastero benedettino di San Biagio del Voglio.

Infatti tra i numerosi atti notarili facenti parte del cartulario di questo cenobio pianese si evince un documento del giugno 1323. La preziosa fonte in questione si materializza in una locazione a favore della prole di un certo Ser Andrea di Corniglio che ha per oggetto una terra casamentata, ossia con sopra un edificio, propriamente posta in curia di Sant’Andrea di Corniglio. A questo terreno con casa si sommavano una serie di pezze e rispettivamente Cerro Borghese, Fossa del Tordo, Querzedino, Fratta, Fontana dello Stellaro, Lastrata ed infine una Farnia cum ara et casamento.Un successivo rogito notarile stipulato nel 1353 dal notaro Floriano della Zena, che fa sempre parte di questo cartulario monastico, riporta una locazione a favore di Messer Geneveglio di Sant’Andrea di Corniglio di alcune pezze di terreno in differenti luoghi detti Colombareda, Pradario ed Araleto, seppure si specifica in seguito che tutti questi fondi dominicali erano ubicati nella vicina curia di Ripoli. Questa serie di documenti notarili stanno a testimoniare che le terre di Sant'Andrea erano già allora popolate.

E’ comunque curioso notare che le carte ed i documenti più antichi menzionano questa località con il toponimo di Sant’Andrea in Corniglio, che soltanto a partire dagli inizi dell’ottocento si è trasformato nell’odierna denominazione.

Infatti anche nell’Elenco Nonantolano dell’anno 1366 troviamo menzionata la locale chiesa parrocchiale e specificatamente col titolo di ecclesia Sancti Andree Valis Cornilii. Questo sacro edificio dipendeva dal Plebanatu Sambri, ovvero dalla Pieve di San Pietro di Sambro, fulcro sociale e religioso dell’intera vallata del Sambro che sorgeva a poca distanza dall’odierno abitato di Montorio.

Come ricorda l’erudito Palmieri, le terre di Sant’Andrea in Corniglio, si riscontrano insieme a quelle di Ripoli, negli estimi degli anni 1296 e 1297, infeudate ai feroci conti di Panico e di Montasico. Documenti di poco anteriori, che si materializzano in alcuni atti criminali e relative denuncie presentate al Podestà di Bologna, ci permettono di credere che nei pressi di questa località si svolgesse un importante mercato e che questo fosse un appuntamento battuto dai mercanti della montagna bolognese per scambiare ogni sorta di merce.

Deve comunque venir rammentato che la terra di Sant’Andrea in Corniglio si trovava in una delicata situazione di confine e questo per la relativa vicinanza degli spavaldi conti Alberti da Prato, o meglio di una loro locale ramificazione che era rappresentata dai conti di Bruscolo. A questi si sommavano le dure imposizioni feudali dei conti da Panico.Le angherie ed i soprusi di questi signorotti della montagna ai danni della povera ed indifesa popolazione erano spesso all’ordine del giorno. A riprova di questa rimarchevole condotta possediamo alcune denuncie criminali e tra queste una di particolare interesse che ha per oggetto una scorreria a Sant’Andrea dei conti Bruscolo con al seguito alcuni facinorosi delinquenti, i quali rubarono alcuni capi di bestiame, mentre erano al pascolo, che risultavano di proprietà di un certo Giovanni Berti, nativo di questa terra. Il documento in questione specifica che l’oggetto del furto consisteva in quattro capre che rappresentavano la sola ricchezza dei Berti.

La questione non andava certamente meglio anche rispetto alla spavalda casata dei Panico. Un atto del maggio 1359, ricorda che i conti Maghinardo e Galeotto da Panico fecero sequestrare con la forza molte corbe di biada e frumento ad alcuni contadini di Sant’Andrea e di Cedrecchia, ritenuti responsabili di non aver versato le dovute imposte di affitto per i terreni che avevano a coltura.

Quindi dobbiamo identificarci in questa povera gente che si vedeva quotidianamente terrorizzata per le continue scorrerie di queste bellicose figure feudali, che in molti casi rivendicavano da entrambe le parti gli stessi privilegi sulle medesime terre.

Per quanto concerne l’aspetto demografico possediamo tuttora un prezioso estimo del contado redatto nell’anno 1303 che specifica una presenza nella comunità di Sant’Andrea in Corniglio di diciannove fumanti, cifra tutto sommato ragguardevole per l’epoca se raffrontata agli undici di Montefredente ed ai ventuno di Cedrecchia.

Questo dato è alquanto interessante se si considera che nei precedenti estimi, ossia quelli stimati nell’anno 1249 questa terra poteva contare solo su undici fumanti e quindi da questo elemento si evince che la comunità di Sant’Andrea aveva vissuto in quel periodo storico una fase contrassegnata da una elevata crescita della popolazione locale.

Per tentare di risolvere gli accesi problemi derivanti dalle sanguinarie scorrerie dei conti di Panico e di Bruscolo si decise nell’anno 1288 di assoggettare questa comunità aggregandola alla Podesteria di Casio.

La presenza di un regolare mercato che si svolgeva nei pressi di Sanctas Andreae de Cornilio e quindi di una locale ricchezza, giustifica l’estimo stilato nel 1293, quando questa comunità importava una cifra pari a 593 lire, cifra considerevole in quanto più elevata di circa un venti per cento rispetto alla vicina Montefredente.

L’importanza dell’antico abitato di Sant’Andrea in Valle di Sambro viene anche nuovamente evidenziata nell’elenco delle fazioni militari redatto all’inizio del XIV secolo. Infatti questa comunità forniva, in caso di bisogno, ben otto uomini alle milizie comunali di Bologna.

Dopo l’aggregazione alla Podesteria di Casio, la comunità di Sant’Andrea in Corniglio intorno all’anno 1376 passò alle dipendenze del Vicariato di Monzuno.

Quest’ultimo nel novembre del 1575 venne trasformato in Podesteria, ovvero sede di Pretura avendo maggiori poteri sul territorio. Le terre di Sant’Andrea, Ripoli e Poggio de Rossi dipendevano amministrativamente da questa ripartizione giurisdizionale.Anche se il documento più antico che menziona questa località consiste in un lascito dell’anno 1223 si deve credere che questo luogo sia alquanto remoto. Infatti lo stesso culto del Martire c ha origini estremamente radicate e si diffuse in Italia già a partire dalla fine del VI secolo. Dopo le prime crociate in Terra Santa le festività legate a questo Santo si allargarono ulteriormente e vennero edificate moltissime chiese a lui intitolate. Inoltre l’antica specifica rappresentata dal toponimo di Corniglio richiama ad una derivazione di origine latina. Infatti questo termine potrebbe essere una corruzione della parola Cornelius ed anche Cornelii, ossia il nome di una specifica gens romana. Secondo questa chiave di lettura il luogo potrebbe esser stato possesso fondiario di un certo Cornelio, intendendo per luogo gran parte della vallata, se si considera che nel citare questa località si descrive sempre come in Valis Cornilii. Tuttavia, anche se siamo nel labile campo delle ipotesi, non si deve neppure escludere un richiamo etimologico alla parola latina Corniculum. Questo antichissimo termine simboleggiava un piccolo corno che era adottato dalle truppe legionarie romane quale distintivo d’onore dei soldati. Non si deve quindi neppure escludere la possibile presenza sul sito di un avamposto militare romano preposto al controllo del territorio circostante ed ancor di più se si tiene in giusta considerazione la relativa vicinanza della direttrice stradale Flaminia Militare, edificata per volontà del console Caio Flaminio nel 179 a.C. Inoltre le terre di Sancti Andrea de Cornilio hanno visto anche nei secoli successivi la presenza vicina del Limes di confine tra l’Esarcato bizantino di Ravenna ed il Ducato Lombardo di Persiceta. Quest’area di confine si stagliava verosimilmente lungo la vallata del fiume Setta, termine che pare derivare dal latino Secta, ovvero separare, marcare e dividere. Non vi sono dubbi che il Limes bizantino si trovava quindi a poca distanza dalle terre di Sant’Andrea.

Se risulta difficile poter trarre precise considerazioni circa questi periodi a noi così lontani è invece appurato che la chiesa dedicata a Sant’Andrea è certamente testimonianza sacra alquanto antica. Questa si trova in origine menzionata anche come Maestà di Cornelio oppure con la specifica di Valle Corneglia. Questo primo termine può giustificarsi in due distinte ragioni. La prima potrebbe indicarci che questa chiesa fosse un tempo un semplice oratorio, mentre la seconda è che esistesse nel suo territorio anche un differente tempietto mariano. Dalle visite pastorali compiute in questo sacro edificio si evince che il complesso venne totalmente riedificato intorno all’aprile del 1317. L’importanza della chiesa di Sant’Andrea si materializza anche nella remota presenza di un’antica fonte battesimale, caratteristica distintiva che si poteva trovare solitamente soltanto nelle chiese pievane. Per un certo lasso di tempo venne unita alla chiesa di Campiano e questa situazione permase sino al gennaio del 1592, quando per decreto dell’Arcivescovo Paleotti tornò ad essere parrocchiale autonoma. Su questo complesso religioso seguirono ingenti lavori apportati intorno alla metà del seicento ed infine altre opere di consolidamento eseguite nella metà dell’ottocento. La sua graziosa torre campanaria con copertura a guglia conserva un pregevole concerto composto da quattro campane in bronzo realizzate dalla fonderia Brighenti nell’anno 1840. Un interessante nucleo isolato di questa zona porta tuttora il microtoponimo di Castelluccio che verosimilmente potrebbe derivare dalla presenza remota sul luogo di un edificio avente caratteristiche fortificate.

Dall’analisi della raccolta cartografica conosciuta quale Catasto Boncompagni, ed in particolare da una mappa della zona redatta nell’ottobre del 1807 possiamo farci un’idea della toponomastica e di alcuni elementi dell’ambiente locale. Apprendiamo così che, nelle vicinanze della chiesa e del suo cimitero parrocchiale sorgevano le case dette dei Virgigli. Nella medesima area si riscontrano anche i seguenti caseggiati: il Campo di Pianaza, la Brana, Poggiolo, Cà di Villa, Cà dell’Oste, Casa della Serra Bianca, Cà dei Fabri, della Torre, la Perlicara, le Case della Iottola ed infine il Casone ed i Prà dei Pozzi. Il territorio della comunità di Sant’Andrea si estendeva ampiamente arrivando a lambire il nucleo di Cà dei Berti, ossia una borgata isolata che si trova tuttora , nella vallata del Setta, ossia in quell’area definibile basso pianese.

Il perito che stese questo prezioso documento cartografico del territorio di Sant’Andrea in Valle di Sambro ci ricorda, nelle note a margine, che numerosi erano gli alberi di cerro appositamente segnati per rappresentare punti di riferimento territoriale, ovvero elementi fissi del paesaggio che facevano da termini di confine.

Per quanto concerne i corsi d’acqua locali, nella pianta vengono citati, il Rio della Macina, del Zoè, del Passerino, dei Salgoni, della Fonte, del Chiosso Grande, delle Banzuole, delle Bonaciglie ed infine delli Sordelli.

Infine, nelle ripartizioni amministrative e territoriali succedutesi nel periodo dominazione napoleonica l’area di Sant’Andrea ha seguito le stesse sorti dei vicini abitati di Campiano e di Monteacuto Vallese. Quindi a seguito della suddivisione operata nel marzo del 1803, la troviamo frazione aggregata al comune di Ripoli che a sua volta dipendeva dal distretto di Castiglione.Con la ripartizione del giugno 1805, la comunità di Sant’Andrea restava soggetta al comune di Ripoli, anche se quest’ultimo passava nella giurisdizione del cantone di Castiglione e distretto di Vergato. Con il successivo riassetto territoriale, operato a partire dal 20 aprile 1810, Sant’Andrea diventava appodiato del comune di Piano, cantone di Castiglione e distretto di Porretta. L’ultima disposizione amministrativa emanata nel dicembre del 1813 confermava la precedente situazione.

Fonte: Maurizio Valentini, http://www.comune.sanbenedettovaldisambro.bo.it/

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