Madonna dei Fornelli

Questo insediamento abitato si presenta ai nostri giorni come una amena località, circondata da una lussureggiante vegetazione, che possiede specialmente nel periodo estivo una forte valenza turistico residenziale. Tuttavia la storia degli edifici di Madonna dei Fornelli, risulta essere storia relativamente recente, in quanto il paese, per quanto concerne la sua conformazione urbanistica attuale, ha cominciato a formarsi a partire soltanto dalla fine dell’ottocento. Un edificio in particolare, di natura sacra, racchiude le vicende storiche di Madonna dei Fornelli e questo si materializza nella sua chiesa parrocchiale.

Nelle carte e nei documenti più antichi questo luogo veniva citato semplicemente come i Fornelli ed anche come oratorio della Beata Vergine della Neve.

Negli estimi e nei rilievi cartografici seicenteschi inizia a comparire questo ultimo toponimo ma non vi è la vicina esistenza di altri edifici civili.

Nonostante questa formazione urbanistica piuttosto recente, il luogo dovette certamente avere una sua rilevante importanza storica. In queste terre si snodava infatti l’antichissimo tracciato viario, conosciuto dagli addetti ai lavori, come Flaminia Militare ossia la strada romana fatta edificare dal console Flaminio nel 197 a.C.. Questo importante asse stradale, permetteva di collegare Bologna con la città di Arezzo e saliva dalla vicina Monzuno per poi toccare le località di Monte Venere, Cedrecchia, Madonna dei Fornelli e proseguire valicando il Monte Bastione spingendosi dentro la Toscana.

Ancora ai nostri giorni resta una interessante testimonianza della locale presenza di questa antica arteria viaria che si materializza nel nome di una strada di questo paese, conosciuta da tutti, appunto come Via Romana Antica. Data la relativa vicinanza di questa strategica direttrice romana non possiamo dunque neppure escludere a priori l’eventuale esistenza di un accampamento di truppe legionarie.

Infatti il toponimo antico di questo luogo è da ricercarsi nella parola Fornello, termine che peraltro resta tuttora sul sito ad indicare una attigua borgata. Fornello seppure si traduca nella lingua latina nel termine Foculus, ossia un piccolo focolare, potrebbe invece aver preso origine dalla parola Fornax ovvero Fornacis. Quest’ultima nella lingua latina stava ad indicare una fornace oppure un cratere. Si potrebbe quindi anche azzardare l’ipotesi che in questo luogo, al tempo della Roma Imperiale, vi fossero alcune fornaci da cottura o da calce o più semplicemente dei piccoli crateri a guisa di vallo difensivo, dove trovavano riparo i legionari stanziati su tutto il tragitto per difendere e controllare questa importante via di comunicazione stradale. Inoltre lo stesso termine Fornacis, nel contesto femminile, materializza il concetto della Dea Fornace, ossia quella particolare divinità pagana che era considerata la potente protettrice dei forni.

Altre tradizioni, prevalentemente tramandatesi di generazione in generazione per via orale, amano legare il curioso toponimo dei Fornelli all’esistenza sul sito dei famosi camini da carbone, ovvero quei singolari focolari prodotti all’interno del bosco dall’uomo per la cottura lenta del legname e la successiva produzione del carbon dolce e della carbonella. Non si deve neppure escludere questa seconda possibilità, ma data l’esistenza in secoli molto anteriori di questo importante manufatto stradale propenderei personalmente per la prima ipotesi fermo restando che non vi sono dubbi circa il legame con l’esistenza sul sito di fornaci o di fuochi.

La prima parola che compone il locale toponimo, ossia Madonna, si richiama, come accennavo pocanzi, alla antica presenza di un oratorio dedicato alla Beata Vergine detta volgarmente dei Fornelli ma anche Santa Maria della Neve. Si ha notizia di questo importante santuario mariano, meta di frequenti pellegrinaggi di fede popolare, già a partire dalla fine del cinquecento. Purtroppo tutte queste zone subirono nell’anno 1630 la tremenda epidemia della Peste che come ricordano cronisti dell’epoca mieteva vittime in tutto l’Appennino e sovente si potevano vedere corpi giacere senza vita ovunque ed anche ai bordi delle strade.

Dopo aver superato questo tremendo flagello la poca popolazione rimasta mise mano all’ampliamento della piccola cappella mariana ed in particolare per ringraziare la Beata Vergine dello scampato pericolo ma anche per devozione a protezione di epidemie future. A testimonianza di questi antichi intenti ancora oggi sull’architrave che sormonta la porta del santuario, si può leggere questa epigrafe: dicatum virginis ad nivem unico pestis medicamini vere hominum salutis sacrum. A questa iscrizione segue, devoti e devote con l’anno domini MDCXXX, ossia il 1630 in cifre romane come anticipavo precedentemente.

A questa antica epigrafe se ne aggiunse in tempi posteriori una seguente che fu voluta dalla popolazione locale per la liberazione del colera altro tremendo flagello che imperversava su questi monti intorno all’anno 1855.

Questo grazioso santuario mariano presenta linee architettoniche pulite in quanto elegantemente semplici. L’intera facciata anteriore trova il suo naturale sfogo nella bella porta centrale delimitata da una pregevole cornice lapidea e dalla sovrastante lunetta di considerevoli dimensioni.

Nell’alternarsi delle differenti epoche storiche questo sacro edificio mariano rientrò nella Parrocchia di San Benedetto ma anche in quella di San Biagio di Castel dell’Alpi sotto la quale restò sino al 1960.

Nell’anno 1908 venne rifatta completamente l’abside con l’erezione di due distinte scalinate convergenti che permettevano di accedere dinanzi all’icona della Beata Vergine della Neve.

In tempi alquanto recenti, ossia a partire dal 1985, l’intera comunità parrocchiale si mise nuovamente all’opera per erigere la torre campanaria. Va infatti rammentato che in precedenza questa chiesa non possedeva nessun tipo di campanile. Dopo dieci anni, venne nel 1994 terminata la nuova torre campanaria che vanta un’altezza di ben trentatré metri e custodisce un concerto composto da cinque campane fuse dalla ditta Poli nell’anno 1986.

Con i recenti riassetti delle circoscrizioni parrocchiali e le relative soppressioni operate sulle più piccole entità religiose, la neocostituita parrocchia di Madonna dei Fornelli ha accorpato anche le precedenti parrocchie di San Paolo di Cedrecchia e di Santa Maria Assunta di Zaccanesca.

Come accennavo in precedenza il nucleo abitato più antico di questa zona risulta essere quello conosciuto come Il Fornello, che tuttavia ha subito nel corso dei secoli notevoli modifiche murarie.

Un caseggiato in particolare facente parte del nucleo del Fornello ha dato i natali ad un uomo di Chiesa di grande bontà e carisma. Stiamo parlando di Bernardino Piccinelli conosciuto da tutti semplicemente con l’appellativo di Padre Bernardino. Questo uomo di grande fede nacque a Madonna dei Fornelli il 24 gennaio dell’anno 1905. Come ricorda piacevolmente Don Dario Zanini, l’intero comprensorio di Madonna dei Fornelli è davvero stato un vivaio di vocazioni e la famiglia di Padre Bernardino certamente si distinse a tal riguardo.

I genitori di Bernardino, Agostino e Adalgisa, rappresentavano una famiglia di modeste condizioni economiche. Battezzarono questo loro amato fanciullo con il nome di Dino. Purtroppo la madre rimase presto vedova e si risposò emigrando in seguito a Bologna con il nuovo marito a causa dell’estrema povertà di questa terra, ma in special modo per cercare un buon lavoro. Dino cominciò ad avvicinarsi alla vita sacerdotale frequentando la chiesa di Santa Maria dei Servi, in via Mazzini a Bologna. A soli dodici anni d’età, partì nel 1917 per Montefano destinato a frequentare un collegio di questa località in provincia di Macerata. Nel medesimo luogo seguì poi a partire dal 1920 il noviziato. Nella giornata del dieci dicembre dell'anno seguente celebrava la sua prima Messa.Rientrò in seguito a Bologna per poi raggiungere il convento di Ronzano, piccolo cenobio sulle prime colline bolognesi. Nel novembre del 1923 ripartiva per seguitare gli studi a Firenze. Padre Bernardino veniva ordinato sacerdote a Roma il cinque febbraio del 1928. Trascorse circa un anno a Reggio Emilia, poi tornò nel 1929 a Ronzano dove divenne Padre Maestro. Nel luglio del 1937 diventava parroco della chiesa del Sacro Cuore di Ancona. Durante il suo lungo soggiorno pastorale in questa città marchigiana, che durò ben 47 anni sino alla sua morte, Padre Bernardino si rese partecipe di un episodio particolarmente importante per la storia dell’intera nazione.

Durante alcuni rastrellamenti delle truppe tedesche diede rifugio dentro la cantina della sua canonica al rabbino Toaf, figura estremamente di spicco a tal punto che ai nostri giorni è rabbino capo a Roma. Questo episodio di grande fermezza e notevole generosità a permesso di salvare la vita a quest’uomo, che all’epoca era il capo della comunità ebraica di Ancona. Il dieci luglio del 1966 veniva eletto Vescovo Ausiliare di Osimo ed Ancona. Nel 1948 riceveva dal Sindaco di Ancona la medaglia d’oro per meriti legati alla sua grande umanità.

Questa figura particolarmente carismatica e sempre pronta a risolvere i problemi altrui si spense nella prima giornata di ottobre del 1984. Rappresentò certamente un modello di vita, di grande carità cristiana, a tal punto che attualmente la Chiesa ha in corso un processo per la sua beatificazione.

Ricollegandoci, dopo questa breve ma doverosa divagazione, alle vicende storiche di Madonna dei fornelli deve venire rammentato che Padre Bernardino si recava spesso durante l’estate a Madonna dei Fornelli per ritemprarsi tra la sua gente, nel suo amato paesino dell’Appennino. A tal proposito poteva contare su una casetta che veniva sempre tenuta a sua disposizione a poca distanza dalla piazza del paese. Spesso lo si poteva vedere intento in passeggiate o dinanzi alla fonte del Casone, una località a circa metà strada tra Madonna dei Fornelli e Qualto.

Tra le abitazioni più della zona riscontriamo Casa Borelli edificata nel 1904. Nel piano terreno di questa casa venne aperto pochi anni più tardi il primo “caffè” ossia quello che noi oggi chiameremo bar. Intorno agli anni venti iniziò l’attività la Fornace Romani. Questa si occupava della cottura delle scaglie in sasso per la fabbricazione della calce servendosi del carbone. In seguito da questo edificio industriale, tramite ripetuti ampliamenti, venne creata la Pensione Romani, ovvero la prima struttura alberghiera di questa zona. Nel 1926 venne aperta a Madonna dei Fornelli anche la Pensione Varignana, il caseggiato conosciuto ai nostri giorni come l’albergo Romani.

Man mano che il paese cresceva, aprivano gradualmente tutta una serie di trattorie, caffè, osterie e locande, proprio a sottolineare quella singolare vocazione turistica di questa località, cui accennavo all’inizio. Si può infatti asserire che già intorno alla fine degli anni trenta Madonna dei Fornelli rappresentava già un importante centro di villeggiatura. Alle varie botteghe del paese si affiancava l’industria della lavorazione della treccia di paglia, attività artigiana che era ben radicata anche nella vicina San Benedetto. Mediante un particolare procedimento di intrecciatura si ottenevano la Trezza oppure il Terzin. Queste trecce di Paglia venivano poi acquistate da commercianti della vicina Monghidoro e venduti in seguito in tutti i mercati della zona.

Intorno alla fine dehgli anni venti si avviò anche un’attività molitoria, tuttavia il mulino di Madonna dei Fornelli era azionato mediante energia elettrica.La motivazione dell’alta crescita demografica di questo paese va ricercata nella triste vicenda che vide protagonista l’attiguo abitato di Castel dell’Alpi. Infatti nella giornata del ventitré febbraio del 1951, gli abitanti di questo paese videro distruggere la quasi totalità delle abitazioni da una potente frana che fece scivolare una immensa zolla di terreno sino al letto del fiume Savena. Questo evento catastrofico cancellò moltissimi caseggiati antichi e tolse riparo all’intera popolazione. La gente del posto rimase letteralmente terrorizzata dal funesto evento, tanto che decise di edificare le nuove case in un luogo considerato maggiormente sicuro e per tale ragione scelsero proprio la zona di Madonna dei Fornelli. Con questa ultima vicenda si diede il via all’urbanizzazione di questa zona che poi venne ampliata ulteriormente con la costruzione di tanti nuovi edifici residenziali, sino ad arrivare pressappoco all’odierna situazione.

In conclusione Madonna dei Fornelli, seppure non può vantare edifici con una lunga storia, sopperisce egregiamente a questa condizione, offrendosi quale centro di grande richiamo turistico e naturalistico, immerso nella quiete e nella salubrità dei boschi ed in particolar modo durante i piacevoli mesi estivi, quando si tenta di sfuggire con tutti i mezzi all’insopportabile ed afosa canicola della città.

Fonte: Maurizio Valentini, http://www.comune.sanbenedettovaldisambro.bo.it/

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