Il Territorio

La vacanza in montagna, per essere goduta, esige esercizio fisico: passeggiate quotidiane verso borghi, torrenti, boschi, crinali.
Tutto il territorio del comune di San Benedetto val di Sambro lo consente al meglio, percorso da viottole e sentieri che conducono da un paese all'altro per la via più breve, inoltrandosi tra prati e macchie in un susseguirsi di paesaggi rigogliosi di verde: querce, castagni, faggi, abeti... Nel folto, quasi usciti dalle favole, cinghiali, daini, caprioli e addirittura il lupo.
Ed ecco, improvviso, apparire la meraviglia del lago di Castel dell'Alpi, formatosi nel 1951 a seguito di una frana che ostruì il corso del Savena, delimitato da un facile sentiero che consente di percorrerne le rive.
Il ritrovamento, in mezzo alle faggete, di un'antichissima strada selciata, accertata come romana, apre interessi non solo ecologici al turista.

La stessa storia contadina segna ancora i luoghi, che conservano gli edifici di severa bellezza che la distinguevano: muri in sasso, stipiti e architravi di arenaria, tetti a lastre, borghetti di case agglomerate. Assieme a campanili e chiese, perfino commoventi nella loro devota semplicità, sono monumenti della nostra montagna.
Un itinerario pieno di fascino è infatti quello offerto dalla visita ai borghi rurali, fra i quali segnaliamo Qualto e Musolesi. Restaurati di recente, vantano edifici datati intorno ai secoli XV-XVI. A Qualto in particolare si può ammirare Ca' di Bastiano, preziosa per la tipica, e ormai rara, entrata balchionata.
Altri edifici storici tardomedievali sono da visitare a Pian del Voglio, feudo dei conti De' Bianchi fino all'età napoleonica. Ma la costruzione forse più antica e certo di maggior suggestione è la casa torre di Poggio Suizzano, in parte databile al '300 e splendidamente restaurata.
Ultima doverosa segnalazione: accanto alla stazione ferroviaria di San Benedetto sorge il monumento a ricordo delle vittime dell'attentato al treno Italicus il 14 agosto 1974.

San Benedetto val di Sambro è un piccolo comune dell'Appennino Tosco Emiliano posto circa a metà strada tra Bologna e Firenze e conta poco più di 4100 abitanti: ha tuttavia un vasto territorio che si distribuisce in tre vallate montane molto suggestive: le Valli del Setta, del Savena e del Sambro. Il territorio di 66,7 kmq si sviluppa con un'altezza s.m. dai 600 ai 1000 metri. Il comune comprende dodici frazioni: San Benedetto val di Sambro (capoluogo), Pian del Voglio, Montefredente, Qualto, Madonna dei Fornelli, Castel dell'Alpi, Zaccanesca, Cedrecchia, Sant'Andrea, Monteacuto Vallese, Ripoli, Pian di Balestra.
Nel comune sono presenti alcune eccellenze che consentono di assegnargli la denominazione di "Comune a vocazione turistica"; un'interessante visita suggerita è quella alla Strada Romana "Flaminia Militare" nella zona di Monte Bastione.

Cenni Storici

L'origine del Comune di San Benedetto è molto recente. Dopo il 1871, San Benedetto divenne capoluogo dell'allora comune di Pian del Voglio, il quale cambiò denominazione nel 1924, per trasformarsi finalmente nell'attuale comune di San Benedetto. Come si evince chiaramente dalla lettura dello stemma comunale, l'attuale comune di San Benedetto non è altro che il risultato della fusione di due primitive comunità: quella di Pian del Voglio e quella di Poggio dei Rossi; di questi ne ha ereditato i territori e gli stessi blasoni o gonfaloni, che ha inserito nel proprio stemma composto da scudo partito con capo d'Angiò, avente nella parte destra lo stemma del Poggio dei Rossi ( il leone rampante ) e a sinistra quello di Piano del Voglio ( una ruota a otto raggi e il piano verde di campagna ). Piano apparteneva ai conti Alberti di Prato o di Mangone che lo ebbero per successiva ampliazione della loro investitura imperiale, ed era compreso nel territorio di Bruscoli. Nel Quattrocento fu investito quale feudatario di Piano da parte del comune di Bologna un esponente della famosa ed antica famiglia bolognese De Bianchi: Pietro di Bianco. Questi inviato quale messo a Carlo VI d'Angiò per chiedergli aiuto contro i Visigoti che allora assediavano Bologna, ottenne dal re la protezione della città e il titolo di cavaliere, conferitogli il 10 maggio del 1389.I bolognesi, orgogliosi del successo di Pietro, al suo ritorno in patria gli diedero l'investitura di Castel di Piano, con mero e misto imperio, ovvero con pieni poteri anche di giudicare e di punire.Piano diventò contea nel 1534 grazie a Clemente VII e prese successivamente il nome di Pian del Voglio dal rio che gli scorre accanto.Il dominio dei Bianchi su Piano durò ininterrottamente fino al 1796.Contemporaneamente alla contea di Piano reggeva il territorio di Poggio la nobile famiglia Rossi che diedero al luogo il loro nome trasformandolo in Poggio dei Rossi.Anche questa era una nobile ed antica famiglia che aveva dominato Parma e si era trasferita successivamente a Bologna dove ricoprirono cariche importanti presso il comune cittadino e presso i pontefici.Al momento della prima ristrutturazione amministrativa nel 1796, il comune ebbe sede a Piano che, come ricordavamo, nel 1871 prese il nome di Pian del Voglio. Dopo tale data pur conservando il nome di Pian del Voglio trasferì il capoluogo a San Benedetto dove ha sede ancora oggi. Nel 1924 infine in seguito al Regio Decreto n° 2019 viene autorizzato il cambiamento della denominazione del Comune in San Benedetto Val di Sambro. L'aumentato prestigio di San Benedetto rispetto a Piano ed il suo relativo incremento, devono essere anche attribuiti alla costruzione della nuova rete ferroviaria Direttissima Bologna - Firenze e alla relativa Stazione di San Benedetto. Purtroppo questa Stazione è nota in tutta Italia per altri motivi ben più tragici: la strage del treno "Italicus" (4 Agosto 1974: 12 morti e 105 feriti) e la strage di Natale ( 23 Dicembre 1984: 15 morti e 150 feriti).

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